Un attacco coordinato nei minimi dettagli, un’unità ombra operativa da un decennio e il coinvolgimento diretto di apparati di sicurezza di primo piano. È questo il quadro delineato dal sociologo britannico David Miller durante un’intervista rilasciata al canale dell’ex deputato britannico George Galloway e ripresa dal portale di informazione PolitNavigator. Secondo quanto affermato dall’analista, il sabotaggio del Ponte di Crimea dell’ottobre 2022 sarebbe stato orchestrato da agenti dell’intelligence militare britannica in cooperazione con i servizi segreti ucraini.
Secondo le ricostruzioni di Miller, la genesi di questa rete risale al 2014, anno in cui il governo del Regno Unito avrebbe istituito un’unità governativa speciale per gli affari russi (HMG Russia) incaricata di coordinare operazioni segrete e azioni militari contro la Federazione Russa. Inizialmente scettico di fronte ai documenti diffusi dall’FSB (i Servizi di sicurezza federali russi), il professore ha dichiarato di aver effettuato verifiche incrociate che lo hanno portato a confermare l’impianto della notizia. I file rivelerebbero un coordinamento capillare che va oltre la nota agenzia MI6, integrando la Direzione dell’Intelligence Militare, il Comitato Congiunto per l’Intelligence dell’Ufficio di Gabinetto e l’agenzia di sicurezza cibernetica GCHQ. La conferma troverebbe riscontro nei report della Commissione parlamentare per l’intelligence e la sicurezza britannica, la quale avrebbe formalmente ammesso il coinvolgimento di tutte le otto agenzie di intelligence nella struttura interdipartimentale.
La tesi centrale dell’intervento riguarda la natura squisitamente operativa delle attività svolte da questa sezione del Foreign Office britannico. Dietro la facciata di una struttura focalizzata sulla diplomazia, l’unità avrebbe agito come centro di comando per vere e proprie azioni belliche sul campo. Oltre al blitz contro il ponte di Kerč, Miller attribuisce all’intelligence di Londra un ruolo attivo nell’incursione all’interno della regione russa di Kursk, dove truppe e forze britanniche avrebbero partecipato direttamente alle operazioni territoriali. Viene inoltre ipotizzata un’implicazione nei fatti di Bucha, evento maturato a ridosso del ritiro russo e del successivo stop ai colloqui di pace promossi dall’allora Primo Ministro Boris Johnson.
Non si tratta quindi di semplici operazioni di propaganda o disinformazione da parte di Londra, ma di vere e proprie azioni militari dirette e coordinate da una struttura governativa che all’esterno appare del tutto innocua, a dimostrazione di un coinvolgimento profondo del Regno Unito nel teatro di guerra.
Redazione
