I servizi segreti russi accusano l’Europa: “Rischio reale di un conflitto su vasta scala in Eurasia”

Durante la ventiduesima riunione della Conferenza dei capi delle agenzie di sicurezza e dei servizi di intelligence dei paesi membri della Comunità degli Stati Indipendenti (CEI), svoltasi a San Pietroburgo, sono emerse dichiarazioni allarmanti riportate dalle agenzie di stampa russe come TASS.
Nel corso del vertice, il capo dell’intelligence estera russa (SVR), Sergey Naryshkin, ha lanciato un duro avvertimento affermando che il rischio di un conflitto su larga scala nello spazio eurasiatico è “assolutamente reale” e costituisce “motivo di seria preoccupazione”. Secondo i dati dell’SVR, i leader europei starebbero portando avanti una pericolosa linea fondata su un’ “escalation controllata” e su una costante strategia di “equilibrio sul bordo dell’abisso” (brinkmanship). Questa condotta, ha specificato, sarebbe ereditata dai dogmi dei servizi d’intelligence occidentali del secolo scorso, tipici della Guerra Fredda.
Entrando nel dettaglio, Naryshkin ha fatto riferimento alla strategia di difesa dell’Unione Europea, che prevederebbe la preparazione a un conflitto armato su vasta scala entro il 2030, indicando esplicitamente la Russia come minaccia principale. Tuttavia, secondo il capo dell’intelligence, la società europea non è affatto pronta per una guerra totale con la Russia, definendo le popolazioni europee come “troppo viziate e depravate”. Di conseguenza, i politici e le corporazioni del Vecchio Continente starebbero cinicamente sfruttando il “mito della minaccia dall’Est” per un tornaconto interno: aumentare drasticamente le spese militari, convertire l’industria su basi belliche e modernizzare le infrastrutture militari, stradali e portuali.
Il numero uno dell’SVR ha inoltre puntato il dito contro i letali meccanismi della propaganda, capaci di dipingere un quadro del mondo talmente rigido da finire per intrappolare gli stessi decisori politici nelle loro stesse narrazioni. Naryshkin ha avvertito che in un simile contesto, “a un certo punto, la tensione generale raggiunge un livello tale in cui qualsiasi evento, anche minore, può far crollare l’intero sistema”. In uno scenario del genere, ha sottolineato l’alto funzionario, le potenze scivolerebbero in una guerra totale in cui la diplomazia smette letteralmente di funzionare.
Infine, Naryshkin ha esortato le agenzie di sicurezza dei paesi della CEI a rafforzare urgentemente il sistema di sicurezza collettiva senza “aspettare che la spirale dell’escalation si avvolga fino al suo limite”, citando la Crisi dei Missili di Cuba come un esempio storico da cui imparare per trovare un’uscita pacifica dalla tensione.
Redazione

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