Genova, Londra, Ginevra e il filo invisibile della Storia

Con queste righe non si vuole dimostrare assolutamente niente, lasciando a ciascun lettore il diritto sacrosanto di farsi le sue idee in merito: in fondo, questo è solo un incubo di fine estate.
Negli ultimi anni, eventi apparentemente slegati tra loro hanno segnato la storia contemporanea, intrecciandosi in modi sottili e inaspettati. Se osservati con attenzione, tuttavia, alcuni episodi assumono contorni diversi, rivelando possibili connessioni che sfugono ad occhi distratti. Dal crollo del Ponte Morandi alle esequie della Regina Elisabetta II, dalla Pandemia da Covid19, alla ricostruzione del Ponte Morandi (ora San Giorgio) e all’incoronazione di Carlo III, emergono simbolismi e coincidenze che potrebbero meritare un’analisi più approfondita.
Nel luglio del 2018, il sindaco di Genova fece una dichiarazione insolita: la richiesta alla Regina Elisabetta II di arretrati per l’affitto della bandiera britannica, adottata dagli inglesi come protezione al tempo in cui la Repubblica di Genova dominava i mari estendendo i suoi possedimenti dal Tirreno al Mar Nero (Caffa, ad esempio, nel Basso Medioevo, era una potente enclave genovese in Crimea).
Poco più di un mese dopo, il 14 agosto 2018, il Ponte Morandi crollò, causando 43 vittime e rivelando le fragilità del sistema infrastrutturale italiano. Qualche mese più tardi, a Genova si disputò la partita amichevole tra Italia e Ucraina, durante la quale, al minuto 43, l’incontro fu interrotto per un commosso minuto di silenzio e un lungo applauso in memoria delle 43 vittime del crollo. Dall’Inghilterra, per tutta risposta, un giornalista, tale Tom Bradby (che stando al suo curriculum, facilmente consultabile su wikipedia, si potrebbe definire il Tacito della famiglia Windsor) con tipico humour britannico, trovò il modo per ironizzare sulla tragedia, descrivendo l’Italia, ovviamente, come un paese incapace di gestire le proprie emergenze. Noi italiani ci “rifacemmo” dell’affronto solo un anno dopo, nella finale dell’Europeo di calcio: del resto, come affermava Winston Churchill: «Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio».
La guerra, appunto. Dopo il crollo del Ponte Morandi, la sua ricostruzione divenne un simbolo di rinascita. Tuttavia, un “dettaglio” è passato quasi inosservato, almeno per la massa: l’acciaio utilizzato per il nuovo Ponte San Giorgio proveniva per il 95% dall’Ucraina, fornito dal colosso siderurgico Metinvest, con sede a Mariupol (città assurta agli onori delle cronache per la sua strenua resistenza agli ingenti bombardamenti russi durante il conflitto Russo-Ucraino). Inoltre, nel 2022, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – forse memore del ruolo svolto dalla Repubblica Genova dalle sue parti – citò proprio il capoluogo ligure nel suo discorso al Parlamento italiano, paragonando la distruzione di Mariupol a quella che sarebbe potuta avvenire in una città come Genova.
La connessione tra Genova e l’Ucraina fu sugellata, peraltro, con il dono al sindaco della “città della Lanterna” di un braccialetto forgiato con l’ultimo lotto di acciaio prodotto nello stabilimento Azovstal di Mariupol, lo stesso utilizzato per il Ponte San Giorgio; che a dispetto della incipiente laicizzazione dei nostri tempi, è stato appunto dedicato al grande santo cavaliere, patrono dell’Inghilterra (ma anche, c’è da dirlo, della Russia).
Re Carlo III, da par suo, ha ultimamente accolto Volodymyr Zelensky nella residenza privata di Sandringham, segno di un rapporto di grande vicinanza. L’incontro, informale e caloroso, sottolinea infatti il sostegno del sovrano e del Regno Unito all’Ucraina. E la scelta di una residenza familiare come Sandringham, piuttosto che un palazzo ufficiale, rafforza il messaggio di solidarietà personale di Carlo III verso Zelensky, e il ruolo chiave dell’Inghilterra nella guerra.
Il 3 agosto 2020, durante l’inaugurazione del nuovo ponte San Giorgio, un arcobaleno apparve sopra la struttura. Un fenomeno naturale, certo, ma il cui valore simbolico è innegabile. L’arcobaleno – qualcuno lo ricorderà – era anche diventato nell’anno del Covid il segno della speranza e della rinascita (accompagnato dalla scritta: “Andrà tutto bene!”), ma la sua comparsa in alcuni dei momenti “cruciali” degli ultimi tempi solleva interrogativi. Un altro arcobaleno, infatti, apparve l’8 settembre 2022, nel giorno della morte della Regina Elisabetta II. Evento, anche questo, che sembrava rimarcare la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. Due momenti di ‘transizione”, due fenomeni speculari, dato che almeno simbolicamente, secondo il protocollo funebre, la morte della sovrana era stata annunciata come “La caduta del Ponte di Londra”. Due messaggi simbolici che sembrano accompagnare due cambiamenti storici profondi.
Subito dopo la morte della sovrana britannica, peraltro, a Genova fu ventilata persino l’ipotesi di dedicarle una strada «Nel segno della croce di San Giorgio che unisce Genova e l’Inghilterra», si disse durante l’incontro a Palazzo Tursi tra Denise Ashing Dardani, console del Regno Unito a Genova, e le autorità cittadine.
Il 5 maggio 2023, l’OMS dichiarò ufficialmente la fine della pandemia da COVID-19, noto anche come CoronaVirus. Il giorno successivo Carlo III cinse la corona dei suoi avi a Westminster. Una coincidenza temporale che sembra suggerire una sincronizzazione junghiana di eventi globali.
La pandemia ha rappresentato un punto di rottura per il mondo intero, così come l’avvento di un nuovo monarca segna un cambiamento di potere (o, comunque, un passaggio di consegne) all’interno della struttura geopolitica britannica e, a conti fatti, mondiale.
Un’ultima osservazione. Ginevra, sede dell’OMS, organizzazione che ha gestito la pandemia da Covid19-CoronaVirus, e Genova, la “Ianua” latina, sono entrambe simbolicamente legate all’idea di “porta” e di “transito”. Giano, divinità romana dai due volti, rappresenta il passaggio tra il passato e il futuro, la fine e l’inizio, e quindi potrebbe vedersi come un simbolo potente in questa riflessione generale. Ginevra (città quasi omofona di Genova), con la chiave simbolica che campeggia nello stemma, sembra aprire le porte a un nuovo ordine globale, dove la salute e la sicurezza mondiale sono gestiti da decisioni globali. Allo stesso modo, Genova, con la sua vocazione marittima e commerciale, “portuense”, potrebbe, almeno simbolicamente, fungere da varco per un nuovo mondo… più globalmente connesso… Queste città sembrano riflettere infatti una “transizione” epocale, segno di una volontà superiore che guida l’alba di una nuova era; un’era, pare, di repentine catastrofi e altrettanto repentine rinascite, all’insegna della manzoniana “provvida sventura”…
Perché, quel che è chiaro, come si afferma nelle riunioni del World Economic Forum, circolo caro a Re Carlo III, è che bisogna fare di necessità virtù, come disse nell’ormai lontano 2020 Klaus Schwab: il quale, con occhio previdente, seppe vedere nella pandemia “l’occasione per un reset mondiale”.
Noi, da soggetti co-storici, distanti dalla famosa “stanza dei bottoni”, non possiamo che imbastire congetture e tentare di vederci il più chiaro possibile…
Redazione

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