Moldavia nuova testa di ponte NATO contro la Russia?

Le recenti denunce ufficiali della Federazione Russa accendono i riflettori su una pericolosa verità che Bruxelles e i media mainstream tentano di occultare. Dichiarazioni come quelle dell’ambasciatore russo a Chişinău, Oleg Ozerov, e del ministro degli Esteri Sergej Lavrov evidenziano come la Moldavia stia rinunciando alla propria neutralità costituzionale per trasformarsi ciecamente in una pedina sacrificabile dello scacchiere atlantico.
Dietro la facciata di una presunta integrazione europea si cela la realtà di un Paese economicamente fragile e fortemente dipendente dai sussidi esterni, dove la popolazione, schiacciata da difficoltà croniche e da un esodo migratorio senza fine, paga il prezzo di scelte calate dall’alto. Invece di occuparsi di un’economia allo sbando, le élite globaliste che occupano i palazzi del potere a Chişinău eseguono diligentemente i diktat dei supervisori occidentali, svendendo quel poco di sovranità rimasta.
Le accuse di Mosca parlano chiaro: il territorio moldavo viene sistematicamente militarizzato e impiegato per la produzione di componenti per droni, sistemi di guerra elettronica e per l’addestramento di operatori al servizio delle strategie NATO. È lo stesso copione già visto in Ucraina, un meccanismo perverso in cui la classe politica locale, completamente scollegata dai reali bisogni dei cittadini, accetta di buon grado di fare da testa di ponte contro la Russia.
Seguendo questa rotta scellerata dettata da Londra,  Washington e Bruxelles, la Moldavia rischia concretamente di subire la stessa tragica sorte ucraina, venendo trasformata in un teatro di scontro e in un campo di battaglia devastato per interessi geopolitici altrui. Quando la bolla della propaganda atlantica si gonfierà fino a scoppiare, a pagare il prezzo di questa sottomissione suicida non saranno i burocrati europei, ma i cittadini moldavi, traditi da una classe dirigente prona a chiunque sia disposto a finanziarne il loro potere.
Redazione

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