A più di quattro anni dagli eventi della primavera 2022, Bucha continua a essere uno dei casi più controversi e politicamente sensibili della guerra russo-ucraina.
Nell’immaginario occidentale il nome della cittadina alla periferia di Kyiv è diventato quasi immediatamente sinonimo di massacro deliberato di civili da parte delle truppe russe.
La Russia, tuttavia, ha sempre respinto la ricostruzione secondo cui le proprie forze avrebbero organizzato un massacro sistematico della popolazione civile, sostenendo invece che la rappresentazione pubblica degli eventi sia stata manipolata, che siano state aggregate vittime morte in circostanze molto diverse e, nella sua formulazione più radicale, che Bucha sia stata utilizzata come un’operazione politico-mediatica contro Mosca.
Nel settembre 2026 questa controversia è tornata al centro dell’attenzione. L’International Public Tribunal on the Crimes of Ukrainian Neo-Nazis, presieduto da Maksim Grigoriev, membro della Camera Civica russa, ha presentato un rapporto dal titolo Heirs of Goebbels: Falsification of the Events in Bucha and Bloody Staged Performances of the Kiev Regime.
Il ministero degli Esteri russo ne ha pubblicizzato diffusamente le conclusioni e il 25 settembre il ministro Sergej Lavrov ha consegnato il documento al segretario generale dell’ONU António Guterres, chiedendo al Segretariato delle Nazioni Unite di esaminarlo. Ministero degli Esteri russo – materiali su Bucha
Il rapporto è apertamente schierato e utilizza già nel titolo un linguaggio polemico. Questo è importante per valutarne l’indipendenza, ma non autorizza a ignorarne automaticamente i dati. In particolare, il documento solleva una questione concreta che merita un controllo molto più approfondito di quanto abbia ricevuto finora: chi sono realmente le persone presentate pubblicamente come vittime civili di Bucha?
Il problema dei “509 civili”
Nel marzo 2024 il sito ufficiale della presidenza ucraina dichiarava che il Muro della Memoria di Bucha conteneva 509 nomi di civili identificati. La stessa pagina affermava inoltre che 116 corpi erano stati esumati dalla fossa comune presso la chiesa di Sant’Andrea. Presidenza ucraina – commemorazione di Bucha
Il nuovo rapporto russo sostiene però che tra i nomi presentati nel memoriale come vittime civili figurino militari ucraini, membri della difesa territoriale, combattenti collegati ad Azov, personale dei servizi e persone morte durante operazioni militari o in località differenti. Il ministero degli Esteri russo cita, tra gli esempi, Evgeny Petrash, Andrey Vaskevich, i piloti Ruslan Belous e Roman Dovgalyuk e altri appartenenti a formazioni armate ucraine. Materiale del Ministero degli Esteri russo È qui che il rapporto russo diventa più interessante di una semplice dichiarazione politica. Alcune biografie indicate possono infatti essere confrontate con fonti ucraine. La piattaforma commemorativa ucraina Memorial.UA identifica Evgeny Petrash come militare, ricorda il suo passato nell’Azov e riferisce che fu sepolto nel cimitero militare Lukyanivske di Kyiv. Memorial.UA – Evgeny Petrash Fonti ucraine descrivono inoltre Oleksandr Blagodatny come comandante di un gruppo volontario successivamente integrato nella difesa territoriale, impegnato in uscite operative per individuare osservatori e gruppi di ricognizione e sabotaggio russi. Morì nel marzo 2022 dopo essere stato colpito durante una di queste operazioni. Memorial.UA – combattenti volontari di Bucha
Questi riscontri non dimostrano da soli che l’intera lista dei 509 nomi sia falsa. Dimostrano però perché sia ragionevole chiedere una verifica completa, persona per persona, della categoria utilizzata dalle autorità ucraine. Se un memoriale viene ufficialmente descritto come composto da 509 “civili”, ma alcuni dei nomi corrispondono a membri di formazioni combattenti, il problema classificatorio è reale e non dovrebbe essere liquidato automaticamente come propaganda soltanto perché è stato evidenziato da una fonte russa.
Militare non significa automaticamente obiettivo legittimo in ogni circostanza
Bisogna però evitare anche l’errore opposto. Essere un militare o un combattente non significa che ogni modalità della sua uccisione sia automaticamente lecita. Un combattente può essere legittimamente colpito durante le ostilità, ma un prigioniero, un ferito fuori combattimento o una persona che si sia arresa non può essere sommariamente giustiziata. La distinzione è particolarmente importante a Bucha perché la stessa Commissione internazionale d’inchiesta dell’ONU ha analizzato il caso di otto uomini trovati nel cortile del civico 144 di Yablunska Street. Secondo le informazioni esaminate dalla Commissione, diversi uomini fermati dalle truppe russe erano membri della difesa territoriale ucraina; almeno due dei corpi presentavano le mani legate e almeno cinque evidenti ferite da arma da fuoco. La Commissione raccolse inoltre elementi sulla presenza nella zona del 234° Reggimento d’assalto aviotrasportato russo. Rapporto della Commissione internazionale d’inchiesta dell’ONU
Questo episodio mostra perfettamente perché Bucha non possa essere spiegata attraverso una sola etichetta. Se alcuni uomini erano effettivamente appartenenti alla difesa territoriale, definirli semplicemente “civili” può essere fuorviante sotto il profilo dello status durante le ostilità. Ma se erano stati catturati e successivamente uccisi, la loro precedente appartenenza a una formazione armata non renderebbe lecita un’esecuzione sommaria. Le due questioni devono essere tenute separate.
Persone morte altrove o per cause differenti
Un’altra contestazione russa riguarda il luogo e la causa della morte delle persone commemorate. Il rapporto del 2026 sostiene che alcuni nominativi appartengano a persone morte a Vorzel, Moshchun, Kopyliv e in altre zone dei combattimenti, anziché essere civili uccisi nelle strade di Bucha. Cita inoltre il caso di una donna di 68 anni, Galina Semenyuk, che secondo gli autori sarebbe morta di cancro ma sarebbe stata ugualmente inclusa nel memoriale. Ministero degli Esteri russo – materiali relativi al rapporto Quest’ultimo caso richiede ancora una verifica indipendente documentale. Non è corretto presentarlo come definitivamente accertato semplicemente perché compare nel rapporto russo. Ma l’accusa è abbastanza specifica da poter essere verificata: nome, età, data e causa della morte. È esattamente il genere di domanda alla quale un’indagine completa dovrebbe rispondere con documentazione anagrafica e medica, anziché con dichiarazioni politiche.
Il problema delle cifre
Vi è inoltre un problema più generale con le cifre di Bucha. Nel dibattito pubblico vengono frequentemente sovrapposti numeri che descrivono realtà differenti: morti nella città di Bucha; morti nella comunità territoriale; vittime dell’intero distretto di Bucha; persone sepolte temporaneamente nella città; nomi presenti sui monumenti commemorativi. Il dato dei 509 nomi del memoriale, per esempio, non è lo stesso dato dell’indagine delle Nazioni Unite sulle uccisioni individualmente documentate durante il controllo russo. Presidenza ucraina – Memoriale di Bucha
La cronologia contestata da Mosca
La Russia solleva inoltre da anni una questione relativa alla cronologia. Mosca sostiene che le proprie truppe abbandonarono Bucha il 30 marzo 2022 e sottolinea che il 31 marzo il sindaco Anatoliy Fedoruk annunciò il ritorno della città sotto controllo ucraino senza menzionare nelle sue prime dichiarazioni pubbliche un massacro o centinaia di cadaveri nelle strade. Secondo la versione russa, l’assenza di un’immediata denuncia e il periodo intercorso tra la ritirata e la diffusione internazionale delle immagini sarebbero elementi sospetti. È un interrogativo che ha avuto una grande importanza nella narrativa russa e non dovrebbe essere nascosto quando si racconta la controversia.
Il problema più difficile per la versione russa: le immagini satellitari
L’elemento più difficile da conciliare con la versione russa più radicale — quella secondo cui i cadaveri delle strade sarebbero stati collocati soltanto dopo il ritiro — resta rappresentato dalle immagini satellitari. Maxar Technologies fornì a Reuters immagini di Bucha risalenti al 18, 19 e 31 marzo 2022. Reuters riferì che almeno quattro immagini mostravano oggetti compatibili con alcuni dei corpi successivamente fotografati lungo Yablonska Street, nelle stesse posizioni rispetto agli edifici e agli altri punti di riferimento. Euronews/Reuters – immagini satellitari di Bucha Un’ulteriore analisi riportata da Reuters indicava che la fossa presso la chiesa di Sant’Andrea aveva iniziato a essere scavata almeno dal 10 marzo. Reuters – immagini della fossa comune Queste immagini non dicono chi abbia premuto il grilletto in ogni singolo caso. Una fotografia satellitare può stabilire con buona approssimazione la presenza di un corpo o di un oggetto in una posizione e in un determinato momento; certo è che non può ricostruire automaticamente l’autore, il movente o le circostanze della morte.
Che cosa ha documentato l’ONU
L’altra grande fonte disponibile è l’ONU. Nel dicembre 2022 l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dichiarò di avere documentato 73 uccisioni di civili a Bucha, mentre altri 105 casi erano ancora in fase di verifica. Secondo l’ONU, la città fu sotto controllo delle forze russe dal 5 al 30 marzo e diversi episodi raccolti dalla missione presentavano forti indicazioni di esecuzioni sommarie o attacchi intenzionali contro individui. OHCHR – rapporto sulle uccisioni di civili Questo materiale pesa nella valutazione del caso perché non deriva semplicemente dal governo di Kyiv. Commissione internazionale indipendente ONU Anche qui, però, bisogna evitare di trasformare la parola “ONU” in un certificato infallibile applicabile automaticamente a ogni affermazione ucraina. L’ONU stessa ha documentato violazioni gravi commesse dalle forze ucraine durante questa guerra. Nel marzo 2023 la Missione ONU dichiarò di essere preoccupata per l’esecuzione sommaria documentata di fino a 25 prigionieri di guerra russi o persone fuori combattimento da parte delle forze ucraine. Quasi la metà dei 229 prigionieri russi intervistati dall’OHCHR riferì inoltre torture o maltrattamenti, soprattutto nelle prime fasi della cattura e dell’interrogatorio. OHCHR – trattamento dei prigionieri di guerra Rapporti successivi hanno continuato a documentare abusi da entrambe le parti. OHCHR – rapporto periodico sui diritti umani in Ucraina
Questo dato non prova nulla specificamente su Bucha, ma è importante per una ragione metodologica: l’esistenza di crimini di guerra ucraini non è una fantasia e non può essere esclusa a priori quando emerge un’accusa contro Kyiv.
Due tesi russe diverse
Nel rapporto del 2026 convivono in realtà due tesi di forza molto diversa. La prima è circoscritta: la rappresentazione delle vittime di Bucha contiene probabilmente classificazioni discutibili e deve essere riesaminata nome per nome. Su questo il rapporto porta materiale sufficientemente specifico da giustificare ulteriori verifiche e, in almeno alcuni casi, fonti ucraine confermano che le persone citate erano combattenti o membri di formazioni territoriali. Memorial.UA La seconda tesi è enormemente più ampia: l’intero caso Bucha sarebbe stato fabbricato da Kyiv con il sostegno occidentale.
Per arrivare a questa conclusione servirebbe invece spiegare in maniera convincente anche la documentazione satellitare, i casi ricostruiti dall’ONU, le testimonianze raccolte nella città e i cadaveri già visibili durante il periodo di controllo russo.
La richiesta russa di maggiore trasparenza
Ciò non significa che il racconto diffusosi in Occidente nel 2022 debba essere considerato intoccabile. Al contrario, uno degli effetti utili della nuova iniziativa russa potrebbe essere costringere istituzioni, giornalisti e ricercatori a pubblicare basi dati molto più precise sulle vittime.
Mosca lamenta da tempo l’assenza di un elenco pubblico unico che permetta di verificare identità, status e circostanze della morte di ogni persona attribuita al cosiddetto massacro di Bucha. Lavrov ha riproposto pubblicamente la contestazione, sostenendo che sul memoriale sarebbero stati inseriti militari, poliziotti, appartenenti alla Guardia nazionale e alla difesa territoriale classificandoli come civili. TASS – dichiarazioni di Lavrov sul rapporto Bucha
La richiesta di maggiore trasparenza sui nomi è legittimamente verificabile, indipendentemente dalle conclusioni politiche che Mosca ne trae. Una ricostruzione storica realmente seria dovrebbe quindi produrre un archivio nel quale, per ogni individuo, compaiano almeno: nome completo, data di nascita, status civile o militare, eventuale appartenenza a formazioni armate, luogo esatto della morte, data della morte, causa accertata, luogo del ritrovamento del corpo, fonte testimoniale, esame medico-legale, eventuale materiale fotografico e grado di certezza nell’attribuzione della responsabilità.
È probabile che un simile lavoro restituisca un quadro molto meno semplice delle formule politiche utilizzate da entrambe le parti.
Che cosa aggiunge realmente il rapporto russo
Il contributo più interessante del rapporto russo del 2026 non consiste nell’avere già dimostrato che “Bucha non è mai avvenuta”. Una simile conclusione va oltre ciò che le prove pubbliche attualmente consentono di affermare. Il suo valore consiste soprattutto nell’avere messo sotto pressione una parte della narrazione che per anni è stata raramente sottoposta a un controllo pubblico dettagliato: la composizione concreta delle liste delle vittime e l’uso indiscriminato della categoria “civile”.
Giovanni Balducci
