Il riarmo europeo viene generalmente presentato attraverso le sue motivazioni geopolitiche. E se invece fosse un modo per rilanciare l’economia e fare banalmente degli affari?
Il piano europeo ReArm Europe/Readiness 2030 punta a rendere possibile la mobilitazione di circa 800 miliardi di euro: quasi 650 miliardi di potenziale spazio fiscale nazionale e 150 miliardi di prestiti attraverso SAFE, oltre al coinvolgimento della BEI e dei capitali privati. Commissione europea – ReArm Europe/Readiness 2030
Non è dunque soltanto spesa militare. È anche politica industriale finanziata e incentivata dal settore pubblico. Quando gli Stati garantiscono per anni ordini di munizioni, droni, mezzi, radar, elettronica e sistemi informatici, creano una domanda enorme. Le aziende possono costruire impianti, assumere, investire e programmare la produzione contando su un cliente particolarmente solido: lo Stato.
E i numeri mostrano già chi sta beneficiando della nuova fase. Secondo il SIPRI, nel 2024 le cento maggiori aziende mondiali produttrici di armamenti e servizi militari hanno raggiunto il record di 679 miliardi di dollari di ricavi, +5,9% in un anno. Le 26 società europee della classifica, esclusa la Russia, hanno raggiunto 151 miliardi, con un aumento del 13%. SIPRI – I ricavi delle 100 maggiori industrie militari
Un caso emblematico è Rheinmetall. Nei primi sei mesi del 2026 il gruppo tedesco ha registrato vendite per 5,2 miliardi di euro, +39%, mentre il risultato operativo è aumentato del 74%, raggiungendo 786 milioni. La società segnala anche investimenti nell’espansione della propria capacità produttiva. Rheinmetall – risultati del primo semestre 2026
Questo non dimostra che il riarmo sia stato deciso per arricchire queste imprese, certo. Dimostra però un fatto economico molto concreto: l’aumento della spesa pubblica militare genera fatturato, investimenti e, quando le aziende sono redditizie, profitti privati.
C’è poi un elemento ancora più interessante. La Banca centrale europea stima che la maggiore spesa nazionale per la difesa già incorporata nelle sue previsioni possa aggiungere complessivamente circa 0,4 punti percentuali alla crescita reale dell’area euro tra il 2025 e il 2028. In scenari più espansivi, l’effetto potrebbe essere maggiore. BCE – Gli effetti economici dell’aumento della spesa militare
Ed è qui che nasce la domanda più scomoda. In un’Europa alle prese con crescita debole e trasformazioni profonde dell’apparato produttivo, il settore militare sta diventando il nuovo motore dell’economia?
Per anni il dibattito europeo è stato dominato da deficit, debito e limiti alla spesa. Oggi la difesa gode invece di strumenti specifici di flessibilità fiscale e finanziamento. La Commissione stima che l’aumento consentito della spesa possa creare quasi 650 miliardi di euro di spazio fiscale in quattro anni.
Perché proprio questo settore? Il punto non è cercare complotti. Il punto è che la gente tiene alla pelle, e farebbe tutto pur di mettersi in salvo da una eventuale minaccia. Chi gestisce l’economia lo sa, e quindi quale miglior affare che la minaccia di una invasione da parte di una potenza militare come la Russia?
Bisogna dunque “seguire i soldi”. A questo punto, una volta costruite nuove fabbriche, ampliati gli stabilimenti, assunti lavoratori e investiti miliardi nella capacità produttiva militare, quell’apparato avrà bisogno di commesse per continuare a funzionare. E quelle commesse arrivano principalmente dagli Stati. Si crea così un rapporto sempre più stretto tra bilanci pubblici e industria militare. La domanda critica diventa allora inevitabile: chi paga e chi incassa?
I bilanci pubblici finanziano le commesse. Le imprese producono, fatturano e investono. Una parte del denaro alimenta occupazione e filiere industriali; una parte, quando genera utili, remunera il capitale. Il riarmo va quindi osservato anche per ciò che produce economicamente: un enorme trasferimento coatto di domanda pubblica verso settori industriali ben determinati.
Questo rende legittimo chiedersi se, accanto agli obiettivi dichiarati, stia prendendo forma un nuovo modello industriale sostenuto dalla spesa militare. Perché dietro ogni missile esiste una fattura. E quella fattura qualcuno la paga, mentre qualcun altro la incassa. Detto fra noi: saranno alcuni esimi privati ad incassare e gli Stati, come al solito a pagare: si chiama neoliberismo!
Giovanni Balducci
