Ucraina, miliardi spesi per Kiev e affari persi con la Russia: il conto italiano è salato

Dal 2022, inizio dell'”operazione speciale” russa in Ucraina, al 2026, l’Italia ha mantenuto una linea di sostegno all’Ucraina, avviata dal governo Draghi e proseguita dal governo Meloni.

Sul fronte energetico, i numeri sono pesanti. Il deficit energetico italiano era pari a 48,4 miliardi di euro nel 2021; è esploso a circa 110,9 miliardi nel 2022, per poi scendere a 65,1 miliardi nel 2023, 54,3 miliardi nel 2024 e 46,9 miliardi nel 2025. (IStat) Prendendo semplicemente il 2021 come riferimento e sommando gli scostamenti dei quattro anni successivi, si arriva a circa 84 miliardi di maggiore deficit energetico cumulato. È importante però precisare che questa cifra riguarda tutta l’energia e non può essere attribuita integralmente alle sanzioni o alle decisioni dei governi italiani.

Anche il mercato russo si è fortemente ridimensionato. Nel 2021 l’Italia esportava in Russia per circa 7,7 miliardi di euro; nel 2022 le vendite sono scese a 5,85 miliardi, -23,7%. Nel 2023 è arrivato un altro calo del 19,9%, nel 2024 di circa il 7% e nel 2025 di un ulteriore 15,4%. (ICE) In termini indicativi, si passa quindi da circa 7,7 miliardi nel 2021 a meno di 4 miliardi nel 2025. Confrontando ogni anno con il livello del 2021, il divario cumulato delle esportazioni nel quadriennio 2022-2025 supera 12 miliardi di euro. Non sono automaticamente 12 miliardi di “perdita netta”, perché una parte delle imprese ha trovato altri mercati, ma rappresentano comunque vendite verso la Russia che non ci sono più state.

C’è poi il turismo. Prima della pandemia i visitatori russi spendevano in Italia circa un miliardo di euro l’anno. Nel 2021 la cifra era già precipitata a circa 200 milioni e, dopo l’inizio della guerra nel marzo 2022, Banca d’Italia rilevava che la spesa dei russi in Italia si era sostanzialmente annullata. (Banca d’Italia)

Sul sostegno all’Ucraina, nel 2026 la Farnesina indica ormai circa 3,2 miliardi di euro destinati alla ripresa e alla ricostruzione, mentre la pagina ufficiale sul sostegno italiano quantifica in circa 3 miliardi l’assistenza civile bilaterale, escludendo però espressamente gli aiuti militari e i contributi versati attraverso l’Unione europea. (Ministero degli Affari Esteri) Nel solo settore energetico ucraino l’Italia ha inoltre destinato, a settembre 2026, 240 milioni di euro. (Ministero degli Affari Esteri)

Resta poi il capitolo militare. Gli atti parlamentari riferiscono di dodici decreti di fornitura con allegati classificati e riportano un valore complessivo indicato in Parlamento di oltre 3 miliardi di euro; i dettagli delle forniture rimangono classificati e vengono illustrati al Copasir. (Senato della Repubblica) Nel frattempo l’autorizzazione alle cessioni è stata prorogata anche per tutto il 2026. (Documenti Camera)

Il quadro dei quattro anni e mezzo è quindi più ampio del solo costo degli aiuti: oltre 3 miliardi di assistenza civile bilaterale, più di 3 miliardi indicati per le forniture militari, contributi attraverso l’UE non compresi in queste cifre, circa 12 miliardi di minori esportazioni verso la Russia e uno shock energetico che, sempre rispetto al livello 2021, ha prodotto circa 84 miliardi di deficit cumulato aggiuntivo tra 2022 e 2025.

Queste cifre non possono essere sommate tutte come se fossero denaro versato a Kiev, perché misurano fenomeni diversi. Ma mostrano comunque perché, dopo anni di decisioni prese prima da Draghi e poi da Meloni, sarebbe utile un rendiconto pubblico consolidato che distingua chiaramente soldi spesi, armi cedute, contributi europei, prestiti e costi economici legati alla drastica riduzione dei rapporti con la Russia.

E, dopo anni di guerra e di costi umani ed economici enormi per le popolazioni ucraine e russe, la speranza è che si possa arrivare finalmente a una pace stabile e duratura anche per una “banale” questione di conti, per quanto ci riguarda. Urgono misure capaci di fermare le vittime, ridurre le tensioni e riaprire gradualmente spazi di dialogo, cooperazione e relazioni economiche. Ma tutto sembra andare ostiantamente nella direzione opposta.

Giovanni Balducci

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