La Stella Rossa, l’ombra di Assenzio e la notte dei droni su Mosca

Tra il 19 e il 20 settembre 2026 Mosca e vaste aree della Federazione Russa sono state investite da una delle più grandi offensive di droni dall’inizio della guerra. Secondo il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, le difese russe avrebbero intercettato oltre 1.600 velivoli senza pilota, di cui 450 diretti verso Mosca. Diversi apparecchi sono tuttavia riusciti a raggiungere i loro obiettivi: la raffineria di Mosca è stata colpita e si sono registrati danni ad abitazioni e infrastrutture. Il bilancio è stato aggiornato più volte durante la giornata; Reuters ha successivamente riferito di almeno tre morti nella regione di Mosca. Reuters

Sobyanin ha sostenuto che l’attacco fosse stato progettato per interferire con l’ultima giornata delle elezioni parlamentari russe, aggiungendo che tale obiettivo sarebbe fallito. Da parte ucraina, il presidente Volodymyr Zelenskyy ha invece indicato come obiettivi infrastrutture petrolifere e logistiche utilizzate per sostenere lo sforzo bellico russo. Reuters via Internazionale

A Ramenskoye circa 400 persone, fra cui 70 bambini, sono state evacuate da un edificio di 21 piani danneggiato. Incendi e danni sono stati segnalati anche a Sofyino e in altri distretti della regione.

La minaccia ha inoltre paralizzato per ore il traffico aereo. Domodedovo, Zhukovsky, Vnukovo e Sheremetyevo hanno subito restrizioni temporanee agli arrivi e alle partenze. Secondo RBC, centinaia di voli hanno accumulato ritardi. RBC

Ma sopra Mosca rimane un simbolo: la Stella Rossa

Il rischio di una escalation dopo l’evento di ieri, porta a presagi nefasti, se non a immagini apocalittiche. È qui che cronaca e immaginario cominciano a sovrapporsi e che l’elemento simbolico si sovrappone alla paura. La stella rossa a cinque punte, ad esempio, uno dei simboli di Mosca  e della Russia, appartiene innanzitutto alla storia politica e militare sovietica. Le interpretazioni sovietiche la collegavano alla Rivoluzione, ai cinque continenti e alla diffusione universale dell’ideale comunista.

Esisteva però anche un riferimento molto più antico e suggestivo: la stella militare a cinque punte era stata associata a Marte, il dio romano della guerra. Russia Beyond

La stessa forma geometrica apre inevitabilmente una seconda porta simbolica.

Il pentagramma — che non va automaticamente identificato con ogni semplice stella a cinque punte — possiede una storia millenaria come segno religioso, protettivo, magico ed esoterico. Fonti enciclopediche ricordano il suo impiego come simbolo mistico e magico e, in epoche differenti, come rappresentazione degli elementi, dello spirito e della protezione contro il male. Encyclopedia.com

Nemmeno l’idea di interpretare occultisticamente i simboli sovietici è un’invenzione recente di Internet.

Uno studio pubblicato su Nationalities Papers ricorda che negli ultimi anni dell’URSS l’organizzazione nazionalista russa Pamyat arrivò a considerare la falce e martello e la stella a cinque punte come simboli massonici.

Lo studio documenta l’esistenza di quella credenza: non afferma che fosse vera. Cambridge University Press

La singolare profezia letteraria di Red Star

C’è poi una coincidenza ancora più inquietante sul piano letterario.

Nel 1908, anni prima della rivoluzione bolscevica, Aleksandr Bogdanov — rivoluzionario, medico e pensatore vicino al primo movimento bolscevico — pubblicò il romanzo fantascientifico Red Star, La Stella Rossa.

La stella del titolo è Marte, sede di una società comunista tecnologicamente avanzata.

L’edizione della Indiana University Press sottolinea quanto alcune invenzioni immaginate da Bogdanov appaiano sorprendenti a un lettore moderno: fra queste figurano fusione nucleare, armamenti atomici e fallout radioattivo.

È storia della fantascienza, non profezia; eppure l’accostamento fra le parole “Stella Rossa”, rivoluzione russa e immaginario atomico esiste realmente nella letteratura precedente alla nascita dell’URSS. Indiana University Press

Chernobyl e la “Stella Assenzio” dell’Apocalisse

Il passaggio dal simbolismo rosso all’immaginario dell’apocalisse nucleare avvenne soprattutto dopo Chernobyl, il 26 aprile 1986.

Nel capitolo 8 dell’Apocalisse compare una grande stella che cade dal cielo e viene chiamata Wormwood, cioè “Assenzio”, rendendo amare le acque.

Dopo l’esplosione di Chernobyl si diffuse nell’Unione Sovietica e fuori da essa l’interpretazione secondo cui il nome della città fosse collegato proprio all’assenzio biblico.

La National Academies Press documenta quanto questa interpretazione apocalittica divenne diffusa dopo il disastro. La stessa fonte precisa però un particolare decisivo: “chornobyl” e l’assenzio indicato normalmente come “wormwood” non coincidono necessariamente dal punto di vista botanico, e l’identificazione con la pianta biblica è ancora più problematica. National Academies

Anche il Centre for Eastern Studies ha descritto come Chernobyl abbia assunto in Ucraina una dimensione quasi escatologica proprio grazie all’associazione fra il suo nome, l’assenzio e la “stella” dell’Apocalisse.

Si tratta dunque di una tradizione culturale e religiosa documentata, non della dimostrazione di una profezia. OSW

Esiste perfino un racconto ancora più esplicitamente mistico.

La rivista cristiana carismatica statunitense Charisma ha pubblicato la testimonianza di un gruppo di intercessori che, prima del disastro del 1986, osservando una grande stella rossa sul Cremlino, avrebbe pensato proprio al passo dell’Apocalisse sulla stella che cade dal cielo.

Dopo Chernobyl interpretarono la coincidenza come significativa.

È una testimonianza religiosa pubblicata molti anni dopo, non una fonte indipendente capace di dimostrare premonizioni o rapporti causali, ma documenta che il collegamento “stella rossa – Apocalisse – Chernobyl” circola realmente in alcuni ambienti religiosi. Charisma

E oggi? L’ombra nucleare è reale, ma per ragioni molto meno esoteriche

È proprio qui che occorre separare il simbolo dal pericolo concreto.

Non esistono fonti affidabili che dimostrino che la Stella Rossa nasconda un presagio capace di annunciare un imminente disastro nucleare.

Esiste invece un rischio nucleare reale e documentato prodotto dalla guerra stessa.

Il 17 settembre 2026, appena tre giorni prima dell’attacco su Mosca, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Mariano Grossi ha definito la situazione della sicurezza nucleare in Ucraina “altamente fragile”.

A Zaporizhzhia, la più grande centrale nucleare europea, l’IAEA ha registrato ripetute perdite dell’alimentazione elettrica esterna. La presenza continua di combattimenti, droni e infrastrutture energetiche vulnerabili rimane uno dei principali motivi di preoccupazione. IAEA

Ed è forse questa la vera immagine inquietante del settembre 2026: non una profezia cifrata dentro una stella, ma un’antica icona militare che torna a stagliarsi simbolicamente sopra una guerra combattuta con migliaia di velivoli senza pilota, mentre sotto quello stesso cielo esistono reattori, combustibile nucleare e depositi radioattivi che l’IAEA continua a sorvegliare.

La Stella Rossa, Marte, il pentagramma, la “Stella Assenzio” dell’Apocalisse e Chernobyl appartengono a epoche e tradizioni differenti. Riunirli produce un’immagine potentissima — quasi profetica — ma resta un’operazione simbolica.

Il rischio nucleare, invece, non ha bisogno dell’occulto per essere inquietante: è già scritto nei rapporti degli ispettori che contano droni, esplosioni e interruzioni elettriche attorno alle centrali atomiche, ucraine e russe.

Giovanni Balducci 

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