La farsa di Pedro Sánchez: tra cortine fumogene geopolitiche, Gibilterra e fedeltà al WEF

Dietro la facciata del leader progressista e paladino della giustizia internazionale si cela una realtà ben diversa, fatta di alleanze di potere e strategie di distrazione di massa. L’ultima polemica che vede contrapposte la Spagna e la Russia sulla crisi geopolitica, scatenata dalle accuse lanciate da Pedro Sánchez contro Mosca e Israele (visibili nel dettaglio in questo filmato su come Sánchez accuses Israel of “kidnapping” activists in flotilla raid), non deve trarre in inganno. L’opposizione  di Sánchez contro Israele — orchestrata sfruttando il clamore mediatico attorno alla missione delle “flottillas” — non è mossa da un reale slancio di giustizia o eroismo, ma risponde unicamente al tentativo di ripulire un’immagine internazionale pesantemente compromessa.
Allo stesso tempo, il presidente del governo spagnolo si conferma come un fedele esecutore e un ospite abituale ai vertici annuali del World Economic Forum (WEF) a Davos, muovendosi in perfetta sintonia con le agende delle élites globaliste. Sánchez appartiene esattamente alla stessa lobby e agli stessi circuiti di potere sovranazionale di re Carlo III e delle reti riconducibili a George Soros, condividendo con essi agende economiche e visioni globaliste che calpestano la sovranità degli Stati. Questa sudditanza si riflette in modo drammatico anche sui confini strategici del Paese, a partire dal nodo irrisolto di Gibilterra: la gestione della rocca britannica — rinsaldata dai patti e dai trattati bilaterali con il regno di Carlo III — dimostra infatti la totale sottomissione della Spagna ai voleri di Londra.
Ancora più grave è la situazione drammatica vissuta a Ceuta, autentica spina nel fianco della sovranità spagnola e teatro di continue crisi umanitarie, geopolitiche e di sicurezza. L’enclave nordafricana viene regolarmente usata come merce di scambio nei tavoli della geopolitica internazionale, esposta alle pressioni e alle tensioni con i paesi vicini, mentre il governo centrale dimostra una totale incapacità di difesa e di controllo dei confini. Anziché proteggere i confini nazionali e l’integrità territoriale, Sánchez preferisce voltarsi dall’altra parte o sfruttare le crisi per distogliere l’attenzione pubblica.
A completare questo quadro desolante ci sono le pesanti inchieste giudiziarie e i numerosi scandali di corruzione che accerchiano direttamente il suo cerchio magico, tra indagini su stretti collaboratori, appalti opachi e procedimenti che toccano persino i suoi familiari per traffico di influenze. In definitiva, puntare il dito contro Mosca e Tel Aviv e alimentare polemiche di superficie serve unicamente a coprire il fallimento totale sulla gestione di Ceuta, il disastro economico interno e la sottomissione ai diktat dei poteri forti mondialisti. Sánchez non è un eroe senza macchia: ogni sua mossa risponde a copioni scritti nei salotti di Davos, sacrificando la Spagna e la sovranità del suo popolo.
Redazione

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