Perché una nuova pubblicazione dedicata alla geopolitica? E, soprattutto, perché chiamarla Geopolitica&Sistemi? La risposta nasce da una constatazione: il mondo sta cambiando più rapidamente delle categorie con cui siamo abituati a interpretarlo. La competizione tra grandi potenze è tornata al centro delle relazioni internazionali, mentre guerre, crisi regionali, trasformazioni tecnologiche, energia, demografia, finanza, commercio e controllo delle infrastrutture strategiche si intrecciano sempre più profondamente. L’ordine internazionale costruito nel secondo dopoguerra e ridefinito dopo la fine della Guerra fredda mostra tensioni evidenti: nuovi attori reclamano spazio, vecchie gerarchie vengono contestate, equilibri che sembravano consolidati diventano instabili. In questo scenario raccontare gli avvenimenti non basta. Occorre comprendere le forze che li producono. È da questa esigenza che nasce Geopolitica&Sistemi.
La geopolitica costituisce il primo termine del nostro nome perché lo spazio continua a contare: contano la geografia, le risorse, i mari, le frontiere, le rotte commerciali, i porti, gli stretti, le infrastrutture e la profondità strategica. Ma la geografia, da sola, non basta a spiegare tutto. Da qui il secondo termine: sistemi. Le potenze non competono soltanto per territori, ma attraverso sistemi economici, finanziari, industriali, militari, energetici, tecnologici e informativi. Una crisi apparentemente locale può propagarsi attraverso mercati e catene logistiche; una decisione monetaria può produrre conseguenze geopolitiche; il controllo di un semiconduttore, di un algoritmo, di un cavo sottomarino, di un corridoio energetico o di una materia prima critica può assumere un valore strategico enorme. La geopolitica del XXI secolo è dunque, sempre più, una geopolitica dei sistemi. Comprenderla significa osservare le connessioni, interrogarsi non soltanto su ciò che accade, ma sulle strutture che rendono possibile ciò che accade; distinguere gli eventi dalle tendenze, le dichiarazioni dagli interessi, la cronaca dai processi di lungo periodo.
Geopolitica&Sistemi nasce con questa ambizione: non offrire certezze su un mondo che di certezze ne concede sempre meno, ma costruire strumenti di interpretazione. Vogliamo mettere in relazione geopolitica, geoeconomia, strategia, tecnologia, energia, demografia, sicurezza, informazione e trasformazioni sociali; osservare le grandi potenze senza dimenticare gli attori regionali, studiare gli Stati senza ignorare imprese, mercati, reti e istituzioni, ma anche storia cultura e “spirito dei popoli”, analizzare i conflitti senza ridurre la politica internazionale alla sola dimensione militare. E vogliamo farlo mantenendo una distinzione fondamentale: comprendere non significa schierarsi. In un tempo nel quale l’informazione tende rapidamente a trasformarsi in appartenenza, partendo già all’origine “polarizzata”, la nostra scelta sarà quella dell’analisi. Le convinzioni sono legittime, ma i fatti vengono prima delle convinzioni e le interpretazioni devono essere sottoposte alla verifica dei fatti e alla coerenza degli argomenti. Non promettiamo neutralità intesa come assenza di giudizio; promettiamo sopratutto indipendenza di giudizio.
In questa prospettiva, uno spazio particolare sarà riservato all’Italia. Osservare il mondo senza chiedersi quale posizione occupi il nostro Paese significherebbe rinunciare a una parte essenziale dell’analisi. L’Italia si trova al centro di uno spazio nel quale convergono Europa continentale, Mediterraneo, Balcani, Nord Africa e Medio Oriente; appartiene all’Unione Europea e all’Alleanza Atlantica, ma possiede al tempo stesso interessi economici, energetici e strategici propri. Comprendere le trasformazioni dell’ordine internazionale significa quindi interrogarsi anche sulle possibilità, sui vincoli e sulle responsabilità dell’Italia.
Geopolitica&Sistemi vuole essere uno spazio aperto al confronto tra competenze e prospettive differenti, capace di ospitare analisi, approfondimenti e interpretazioni e di dialogare con studiosi, professionisti, diplomatici, militari, economisti, tecnologi e con quanti possano contribuire alla comprensione della complessità contemporanea. Non vogliamo costruire un’altra arena nella quale confermare opinioni già formate, ma un luogo nel quale mettere alla prova le idee. Viviamo infatti in un’epoca caratterizzata da una quantità di informazioni senza precedenti e, contemporaneamente, da una crescente difficoltà nel trasformare quelle informazioni in conoscenza. Sappiamo quasi immediatamente che cosa è successo; molto più difficile è capire perché è successo, quali forze lo hanno determinato e che cosa potrebbe accadere dopo. È nello spazio tra queste domande che vuole collocarsi Geopolitica&Sistemi: senza la pretesa di prevedere il futuro, ma con l’ambizione di comprendere meglio il presente. Perché gli eventi passano, i sistemi che li producono restano. Ed è da quei sistemi che bisogna partire per capire il mondo che viene.
Giovanni Balducci
