Il miraggio del lusso e la trappola del desiderio nell’età del “tardo capitalismo”

Il tardo capitalismo ha completamente svelato la sua natura più sfrenata e anti-umana, un processo di oppressione totale che per molti versi ricorda, in modo uguale e contrario, le derive autoritarie del socialismo reale. Viviamo immersi in una sovrabbondanza pervasiva di immagini di benessere e lusso sfrenato che, a uno sguardo reale, sono concesse a una ristrettissima cerchia di privilegiati. Ciò che circonda la vita quotidiana delle persone sono ormai solo simulacri di ricchezza, mentre la popolazione generale sperimenta un impoverimento costante e una drastica riduzione del potere d’acquisto.
Questo scenario economico e sociale non si limita alla compressione materiale dei salari, ma si nutre di una strategia di controllo più sottile: le emergenze vengono costantemente create ad hoc o sapientemente cavalcate dal sistema di potere per erodere ulteriormente i diritti collettivi e individuali, riducendo gli spazi di democrazia e tutele sociali.
La sofferenza del volere e non potere
All’interno della filosofia buddhista, una delle condizioni psicologiche più dolorose, associata ai regni inferiori dell’esistenza o inferni, è racchiusa proprio nella tortura del volere e non potere: il desiderio bruciante di qualcosa unito all’impossibilità assoluta di ottenerlo.
Il sistema capitalistico contemporaneo ha fatto di questo tormento esistenziale il proprio motore economico e pubblicitario definitivo. Tappezza la nostra vita di stimoli visivi, schermi e vetrine digitali che mostrano uno stile di vita patinato come se fosse a un passo da noi, perfettamente accessibile, innescando così un cortocircuito devastante, in cui ci si impoverisce materialmente nella vita reale, ma al contempo ci viene proposto di inseguire standard irraggiungibili, facendoci subire una costante frustrazione psicologica, vedendo il benessere costantemente sventolato sotto i nostri occhi ma sottratto alla portata delle mani. È la logica infernale descritta nel celebre monologo di Al Pacino in L’avvocato del diavolo: guarda ma non toccare, tocca ma non assaggiare, assaggia ma non gustare… 
Il vero capolavoro di questo modello socio-economico non è soltanto derubare le persone delle proprie risorse economiche, ma colonizzare l’immaginario collettivo, trasformando il desiderio insoddisfatto nella prigione invisibile in cui la società accetta di vivere ogni giorno. A conti fatti, un vero misantropo non avrebbe saputo escogitare sistema migliore per punire gli uomini.
Giovanni Balducci

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