La crisi terminale dell’egemonia euroatlantica: le voci russe sulle élite occidentali

Mentre almeno dal 2022 si critica aspramente Mosca per la censura applicata sui media occidentali, nel cosiddetto “mobdo libero” si fa altrettanto censurando siti di informazione russa come Sputnik e altri, e ad esempio su Facebook per accedere da link all’agenzia di stampa russa TASS chi scrive si è imbattuto in un disclaimer che mette in guardia perchè la siddetta agenzia sarebbe sotto il controllo del Cremlino, come se un cittadino non sapesse valutare le news con la propria testa: proprio come nelle peggiori autocrazie e dittature.

Le posizioni ufficiali espresse dai vertici di Mosca e dai principali organi di informazione statali russi certo offrono un quadro critico e radicale nei confronti delle classi dirigenti occidentali, accusate di guidare l’ordine unipolare verso il collasso a causa di politiche avventuriste e di un distacco sistemico dai bisogni reali delle loro stesse popolazioni. Ma questo e qualcosa che abviamo sotto i nostri occhi ogni gorno, non servono i media russi a dircelo.

Ma vediamo cosa dicono dell’Occidente e della sua élite oltre la nuova “cortina di ferro”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha ripetutamente puntato il dito contro l’establishment di Stati Uniti e Unione Europea. Durante i suoi interventi pubblici, come riportato peraltro anche dall’agenzia turca Anadolu Agency, Putin, in una delle sue esternazioni, ha dichiarato:

«L’élite dei paesi occidentali, quelli che si trovano in cima a questo processo [di transizione globale], sta cercando di rallentarlo, di frenare artificialmente la crescita della periferia globale che sono abituati a sfruttare come risorsa, come fonte di rendita, semplicemente come colonia.»

Sulla stessa linea si è espresso il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, il quale, a più riprese, ha duramente criticato i metodi coercitivi adottati dall’asse euroatlantico per preservare il proprio predominio. In un’intervista rilasciata all’agenzia RIA Novosti, Lavrov ha affermato in particolate che le decisioni della Commissione Europea in materia di sanzioni e confisca degli asset russi rappresentano:

«Un inganno e un furto palese. Sembra che i lunghi istinti sopiti dei colonialisti e dei pirati si siano risvegliati tra gli europei.»

Inoltre, in dichiarazioni riprese da testate internazionali e analizzate nei circuiti mediatici come RT (Russia Today), lo stesso Lavrov ha aspramente polemizzato sulla tenuta etica e politica della classe dirigente occidentale, sostenendo che le loro decisioni non rispondono più alla cura del proprio popolo.

La narrazione ufficiale russa insiste soprattutto sul fatto che l’Europa avrebbe sacrificato la propria autonomia industriale ed energetica per allinearsi ai diktat di Washington. Secondo i canali di informazione moscoviti, la classe politica europea  viene percepita come un esecutore passivo di politiche economiche autodistruttive — come il blocco degli idrocarburi russi — i cui costi ricadono interamente sui cittadini, mentre le élite locali continuano a ignorare la nascita di un nuovo equilibrio economico globale multipolare.

 

Redazione

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