NATO e Russia, il punto della situazione: accuse incrociate, droni e rischio escalation

La tensione tra NATO e Russia torna a salire sul fianco orientale dell’Europa. Incursioni di droni, incidenti aerei e navali, accuse di sabotaggio e operazioni informatiche stanno alimentando un clima di crescente diffidenza reciproca, nel quale alle dichiarazioni sempre più dure di diversi governi occidentali si contrappongono le smentite di Mosca e gli avvertimenti contro un’ulteriore escalation militare.

È in questo contesto che il Comitato militare della NATO si è riunito il 18 e 19 settembre a Copenaghen con i capi delle forze armate dei 32 Paesi membri.

Il presidente del Comitato, l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, ha affermato che le violazioni dello spazio aereo, gli episodi con droni e quelle che la NATO definisce attività ibride russe stanno mettendo alla prova gli alleati. Secondo Cavo Dragone, l’Alleanza è comunque pronta a difendere il proprio territorio. Si tratta della posizione ufficiale della NATO, che attribuisce a Mosca una parte rilevante delle attività ostili osservate negli ultimi mesi. (NATO)

Il vertice ha discusso anche di aumento della prontezza militare, innovazione tecnologica, industria della difesa e sostegno all’Ucraina. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’aumento delle spese militari in capacità operative effettivamente disponibili. (NATO)

Tra le dichiarazioni più forti c’è quella del primo ministro polacco Donald Tusk. Il premier ha riferito al Parlamento che informazioni di intelligence provenienti da fonti polacche, NATO, ucraine e statunitensi indicherebbero il rischio di attacchi ibridi con droni o missili contro Paesi europei che sostengono Kiev. Secondo Tusk, eventuali incursioni potrebbero essere presentate da Mosca come incidenti per creare incertezza sulla risposta dell’Alleanza. (AP News)

È però necessario distinguere l’allarme politico dall’accertamento dei fatti: le informazioni di intelligence citate da Tusk non sono state rese pubbliche integralmente e non dimostrano che un attacco russo contro un Paese NATO sia già stato deciso.

La Polonia mantiene comunque un livello elevato di allerta. Il 19 settembre Varsavia ha fatto decollare preventivamente propri velivoli durante un’ondata di attacchi russi contro l’Ucraina. Terminata l’operazione, le forze armate polacche hanno precisato che non era stata registrata alcuna violazione dello spazio aereo nazionale. (Reuters)

È un particolare significativo perché mostra come precauzione militare e presenza di un attacco concreto non siano la stessa cosa.

Anche l’incidente verificatosi in Lituania richiede cautela. Il drone abbattuto il 15 settembre da un caccia italiano impegnato nella missione NATO era un Gerbera, modello utilizzato dalle forze russe. Ma il presidente lituano Gitanas Nausėda ha successivamente dichiarato che, secondo la valutazione più probabile, il drone non sarebbe stato deliberatamente diretto contro la Lituania. Potrebbe essere stato destinato a un obiettivo in Ucraina ed essere finito fuori rotta a causa delle contromisure elettroniche ucraine. L’esame dei componenti elettronici del velivolo è stato avviato proprio per cercare di stabilirne la traiettoria originaria. (Reuters)

L’incidente resta rilevante perché un ordigno proveniente da un teatro di guerra è entrato nello spazio aereo di un membro NATO. Ma, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, presentarlo come un attacco russo deliberato alla Lituania andrebbe oltre quanto accertato.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha intanto ordinato al proprio governo di predisporre nuove misure per proteggere infrastrutture strategiche da droni e attacchi informatici. Macron sostiene che nelle ultime settimane la Russia abbia intensificato le proprie operazioni ibride contro l’Europa e considera queste attività un tentativo di ridurre il sostegno occidentale all’Ucraina. (Reuters) Il presidente francese ha richiamato in particolare il caso dell’aeroporto di Lipsia, dove in agosto è stato rinvenuto un drone dotato di esplosivo. Il governo tedesco ha attribuito l’operazione alla Russia.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha definito prive di fondamento le accuse sul caso di Lipsia e ha a sua volta accusato Berlino di contribuire alla militarizzazione e all’escalation delle relazioni con la Russia. (Reuters)

Il ministero degli Esteri russo ha inoltre reagito alla chiusura di strutture diplomatiche russe in Germania con misure analoghe contro rappresentanze tedesche, sostenendo che sarebbe stato il governo di Berlino ad avviare una nuova fase di deterioramento dei rapporti. (AP News)

La Russia respinge più in generale l’interpretazione occidentale secondo cui starebbe conducendo una sistematica campagna di sabotaggi in Europa.

L’ambasciatore russo in Belgio, Denis Gonchar, interpellato da Reuters sugli incidenti registrati in Germania, Polonia e Romania, ha negato il coinvolgimento russo e sostenuto che alcune vicende sarebbero provocazioni finalizzate a trascinare NATO e Unione europea in un conflitto diretto con Mosca.

Gonchar ha inoltre accusato i governi occidentali di amplificare la percezione della minaccia russa anche per giustificare l’aumento delle spese militari e degli acquisti di armamenti. (Reuters)

La difficoltà nel ricostruire responsabilità e intenzioni emerge chiaramente anche dall’incidente avvenuto nel Baltico. Secondo le forze armate danesi, una fregata russa avrebbe sparato due razzi di segnalazione verso un elicottero militare danese che stava fotografando la nave in acque internazionali.

Mosca offre una ricostruzione opposta. L’ambasciatore russo in Danimarca Vladimir Barbin ha accusato gli elicotteri danesi di avere effettuato manovre pericolose vicino alle unità navali russe e ha presentato una protesta formale a Copenaghen. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha invece affermato di non avere elementi sufficienti per esprimersi nel dettaglio sull’episodio. (Reuters)

Intanto all’interno della NATO sussistono posizioni molto differenti. Il primo ministro slovacco Robert Fico ha accusato alcuni esponenti occidentali di alimentare un processo che potrebbe trasformare la guerra in Ucraina in uno scontro diretto tra NATO e Russia. Secondo Fico, l’Occidente starebbe «gettando benzina sul fuoco» continuando a sostenere militarmente Kiev. Il premier slovacco ha ribadito che Bratislava non intende inviare propri soldati in una guerra contro la Russia. (Reuters)

Un elemento spesso assente dalla rappresentazione più rassicurante fornita dai vertici dell’Alleanza riguarda le effettive capacità militari occidentali.

Un’analisi Reuters pubblicata il 17 settembre ha evidenziato diversi problemi messi in luce dalla guerra in Ucraina: tempi molto lunghi dell’industria della difesa, costi elevati dei sistemi tradizionali, vulnerabilità rispetto ai droni e forte dipendenza europea da alcune capacità statunitensi, in particolare nella difesa aerea. (Reuters)

Dire quindi che la NATO è «pronta» rappresenta la posizione ufficiale dei suoi vertici militari; non significa che l’Alleanza non presenti vulnerabilità o problemi operativi.

Anche il rapporto con Washington è diventato meno prevedibile. Reuters ha documentato come le tensioni tra l’amministrazione Trump e diversi governi europei abbiano alimentato interrogativi sull’affidabilità futura dell’impegno statunitense,  cosa che ha spinto i Paesi UE a cercare maggiore autonomia militare. (Reuters)

Il quadro che emerge è quindi più complesso di una contrapposizione tra una NATO semplicemente impegnata a difendersi e una Russia impegnata esclusivamente ad attaccarla attraverso la “guerra ibrida”. Peraltro, la maggior parte degli episodi di attacchi lamentati dai Paesi UE sono ancora oggetto di indagini e in altri casi, come il drone abbattuto in Lituania, le stesse autorità occidentali ritengono plausibile che non vi fosse l’intenzione di colpire un territorio NATO. (Reuters)

Giovanni Balducci

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