Chi sono gli Houthi: storia, obiettivi e ruolo nel conflitto in Yemen

Gli Houthi, conosciuti ufficialmente come Ansar Allah (“Sostenitori di Dio”), sono un movimento politico e militare dello Yemen. Negli ultimi anni sono diventati uno degli attori più importanti del Medio Oriente, sia per il loro ruolo nella guerra civile yemenita sia per le loro operazioni militari nel Mar Rosso e nei Paesi vicini.

Il movimento ha le sue radici nel nord dello Yemen, soprattutto nella provincia di Sa’dah, vicino al confine con l’Arabia Saudita. È nato nell’ambiente religioso e culturale degli zayditi, una corrente dell’Islam sciita storicamente molto presente nello Yemen settentrionale.

Secondo documenti delle Nazioni Unite, le origini del movimento risalgono alle iniziative di rinascita culturale e religiosa zaydita sviluppatesi negli anni Ottanta e Novanta. A partire dal 2004, le tensioni con il governo centrale portarono a una serie di conflitti armati conosciuti come le “guerre di Sa’dah”. Una ricostruzione dettagliata è disponibile in questo rapporto delle Nazioni Unite sullo Yemen.

Il nome “Houthi” deriva dalla famiglia di Hussein Badreddin al-Houthi, uno dei principali leader iniziali del movimento, ucciso nel 2004. Successivamente la leadership passò al fratello Abdul-Malik al-Houthi.

La forza politica e militare degli Houthi aumentò notevolmente dopo le rivolte della Primavera araba e la fine della presidenza di Ali Abdullah Saleh. Nel 2014 gli Houthi entrarono nella capitale Sana’a, assumendo progressivamente il controllo delle principali istituzioni. Nei primi mesi del 2015 lo scontro con il governo yemenita si intensificò e il presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi lasciò la capitale. Le Nazioni Unite hanno ricostruito diverse fasi del conflitto e le violazioni commesse dalle varie parti in questo rapporto dell’Alto Commissariato ONU per i diritti umani.

Nel marzo 2015 una coalizione guidata dall’Arabia Saudita intervenne militarmente a sostegno del governo riconosciuto internazionalmente. Da quel momento il conflitto yemenita si trasformò in una guerra prolungata e complessa, nella quale si sono confrontati diversi gruppi locali e potenze regionali.

Uno degli aspetti più discussi riguarda i rapporti degli Houthi con l’Iran. Teheran sostiene politicamente il movimento e, secondo diversi governi occidentali e numerosi osservatori internazionali, gli ha fornito negli anni assistenza militare, tecnologia, addestramento e sostegno per lo sviluppo di missili e droni.

Gli Houthi sono quindi frequentemente descritti come parte del cosiddetto “Asse della Resistenza”, la rete di gruppi e alleati regionali legati all’Iran. Il Council on Foreign Relations ha pubblicato un approfondimento dedicato proprio ai rapporti tra Iran e Houthi.

Definirli semplicemente una forza controllata dall’Iran, tuttavia, può essere riduttivo. Il movimento ha origini specificamente yemenite, una propria struttura politica e militare e interessi locali che non sempre coincidono completamente con quelli di Teheran.

La posizione geografica dello Yemen rende gli Houthi particolarmente importanti dal punto di vista strategico. Il Paese si affaccia infatti sul Mar Rosso e sullo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più importanti (vero choke point) per il commercio internazionale.

Negli ultimi anni gli Houthi hanno utilizzato missili, droni e altre armi contro navi commerciali e obiettivi regionali. Le operazioni nel Mar Rosso hanno avuto conseguenze anche sul traffico marittimo internazionale, inducendo alcune compagnie di navigazione a modificare le proprie rotte. Il tema viene seguito anche dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che pubblica documenti e aggiornamenti relativi alla situazione nello Yemen e alla sicurezza della navigazione nel Mar Rosso.

Gli Stati Uniti hanno modificato più volte la classificazione come “terrorista” del movimento. Dopo una prima designazione nel 2021 e la successiva revoca, Washington ha nuovamente introdotto misure e desgnazione nei confronti di Ansar Allah. Una parte della documentazione ufficiale statunitense sulla questione è disponibile sul sito del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Giovanni Balducci 

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