Geopolitica della criminalità organizzata

Per comprendere la criminalità organizzata contemporanea bisogna abbandonare l’immagine rassicurante secondo cui esisterebbero due mondi nettamente separati: da una parte lo Stato, la politica, le banche e l’economia legale; dall’altra mafiosi, narcotrafficanti e contrabbandieri. Le organizzazioni criminali più evolute prosperano precisamente perché questa separazione è molto meno netta di quanto sembri. Utilizzano società commerciali, banche, immobili, porti, studi professionali, paradisi fiscali, criptovalute, imprese di logistica e reti internazionali create originariamente per l’economia legittima. Quando riescono a trasformare il denaro proveniente dalla droga, dalle frodi, dalla tratta o dal contrabbando in proprietà apparentemente normali, il capitale criminale può smettere di apparire criminale e diventare semplicemente ricchezza.

I dati europei restituiscono chiaramente questa trasformazione. Europol ha identificato 821 reti considerate tra le maggiori minacce criminali per l’Unione europea; metà è coinvolta nel traffico di droga, più del 70 per cento utilizza la corruzione per facilitare le proprie attività o interferire con investigazioni e procedimenti giudiziari e l’86 per cento sfrutta strutture imprenditoriali legali. Non stiamo quindi parlando soltanto di organizzazioni clandestine che agiscono nelle periferie, ma di reti capaci di utilizzare aziende esistenti o crearne di proprie per trasportare merci, produrre fatture, acquistare immobili, riciclare capitali e acquisire una presenza stabile nell’economia ufficiale. Europol — reti criminali ad alta minaccia nell’UE

La stessa tendenza appare su scala mondiale. Il Global Organized Crime Index 2025 rileva che gli attori inseriti negli apparati statali continuano a rappresentare una delle categorie criminali più diffuse a livello globale, mentre aumenta contemporaneamente il peso di soggetti stranieri e operatori privati che forniscono servizi finanziari, logistici e tecnologici. Il punto non è sostenere che gli Stati siano organizzazioni criminali, ma comprendere che i mercati illegali hanno bisogno di interfacce con il potere legale: funzionari corrotti, società compiacenti, professionisti disponibili, intermediari finanziari o istituzioni troppo deboli per vedere ciò che accade. Global Organized Crime Index 2025

Dalla cosca alla rete globale

Il narcotraffico è il laboratorio nel quale questa trasformazione è più evidente. Il modello tradizionale della mafia fortemente gerarchica continua a esistere, ma una quantità crescente di attività viene organizzata attraverso reti specializzate. Chi produce la cocaina può non essere chi la finanzia; chi organizza il trasporto transoceanico può non conoscere il distributore finale; chi ricicla il denaro può offrire lo stesso servizio a organizzazioni criminali completamente differenti. Si sviluppa così una vera economia dei servizi criminali, nella quale logistica, documentazione, corruzione, riciclaggio e comunicazioni cifrate possono essere acquistati sul mercato.

La ’ndrangheta rappresenta uno dei casi europei più interessanti proprio perché ha saputo combinare una struttura fondata sui legami familiari con una capacità transnazionale di investimento e relazione. Ma il panorama europeo non è più monopolizzato dalle mafie italiane. Sono cresciute reti balcaniche, organizzazioni turche, gruppi albanesi e intermediari sudamericani capaci di trattare direttamente con i produttori e di costruire filiere che attraversano diversi continenti. Il vantaggio della struttura reticolare è evidente: la cattura di un boss non distrugge necessariamente la catena, perché altri operatori possono sostituire rapidamente il servizio perduto.

I grandi porti europei sono diventati uno dei principali punti di contatto tra economia legale e criminale. Non è necessario controllare Rotterdam, Anversa o Gioia Tauro nel senso tradizionale del termine. È sufficiente ottenere accesso a pochi passaggi decisivi: un dipendente che comunichi il numero di un container, un codice informatico, un operatore disposto a spostare una merce prima dell’ispezione, una società di trasporto infiltrata. Un’organizzazione criminale può così utilizzare un’infrastruttura costruita per la globalizzazione legale senza bisogno di controllarla interamente.

La trasformazione è culturale prima ancora che organizzativa. La mafia più sofisticata non desidera necessariamente essere riconosciuta come mafia. La violenza rimane fondamentale quando serve, ma attira repressione, attenzione giornalistica e controlli. Una società immobiliare apparentemente normale, invece, può esistere per decenni, accumulare proprietà, ottenere credito e costruire relazioni con amministratori e imprenditori senza che il pubblico percepisca la presenza del capitale criminale.

Il problema del riciclaggio: quando il narcotraffico incontra la finanza

Produrre ricchezza illegale è soltanto metà del lavoro. Il vero problema consiste nel renderla utilizzabile. Cento milioni provenienti dalla droga non equivalgono a cento milioni depositati legittimamente in un istituto finanziario, investibili in un fondo o utilizzabili per acquistare immobili. È necessario creare una distanza tra il reato originario e il patrimonio finale.

Nel settembre 2026 il FATF ha dedicato un rapporto proprio al riciclaggio professionale, all’underground banking e ai sistemi informali di trasferimento di valore. Più dell’80 per cento delle giurisdizioni partecipanti ha indicato questi circuiti tra le principali tecniche utilizzate dai riciclatori professionali; alcuni casi analizzati riguardavano più di 500 milioni di euro movimentati in pochi mesi. Il dato dimostra quanto il riciclaggio sia diventato un settore specializzato: un cartello non deve necessariamente saper ripulire autonomamente i propri profitti, perché può acquistare quel servizio da organizzazioni dedicate esclusivamente alla finanza clandestina. FATF — riciclaggio professionale e underground banking

Ma sarebbe profondamente fuorviante raccontare questa storia come se il denaro sporco appartenesse esclusivamente a un universo clandestino esterno alle grandi banche occidentali. Il caso HSBC rimane uno degli esempi più clamorosi. Nel 2012 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti documentò che almeno 881 milioni di dollari provenienti dal narcotraffico, compresi proventi riconducibili al cartello di Sinaloa e al cartello colombiano Norte del Valle, erano stati riciclati attraverso HSBC Bank USA. La banca accettò un deferred prosecution agreement e una confisca superiore a 1,2 miliardi di dollari; le autorità statunitensi descrissero gravi carenze nei sistemi antiriciclaggio che avevano consentito il passaggio del denaro criminale. Dipartimento di Giustizia USA — caso HSBC

Dieci anni dopo, la più grande banca danese, Danske Bank, si dichiarò colpevole negli Stati Uniti di una cospirazione finalizzata alla frode bancaria. La filiale estone aveva gestito una vasta clientela non residente ad alto rischio, inclusi soggetti russi, utilizzando anche società di comodo per occultare la reale proprietà di determinati capitali. Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, circa 160 miliardi di dollari furono processati attraverso banche statunitensi per quella clientela; Danske accettò una confisca di oltre due miliardi di dollari. Dipartimento di Giustizia USA — Danske Bank

Questi episodi dimostrano che le economie criminali hanno bisogno di accesso all’economia finanziaria legale e, quando i controlli falliscono o vengono deliberatamente aggirati, somme gigantesche possono attraversare istituzioni apparentemente lontanissime dall’immagine tradizionale del riciclatore mafioso.

Lo Stato non deve essere conquistato: basta controllarne alcuni snodi

L’immaginario del “narcostato” suggerisce un governo interamente nelle mani della criminalità. Nella pratica, un simile controllo totale può essere perfino superfluo. Per una rete criminale è molto più efficiente impossessarsi soltanto dei punti necessari al proprio business: una dogana, un porto, un’amministrazione municipale, un reparto di polizia, un ufficio responsabile degli appalti, un magistrato corrotto o un sistema informatico.

Una mafia che conosce in anticipo quali container saranno ispezionati non deve controllare l’intero governo. Una rete di riciclaggio che dispone di intermediari capaci di aprire società e conti in diverse giurisdizioni non deve possedere una banca. Un cartello interessato a un contratto pubblico non deve dominare un partito politico se può ottenere l’intervento di un singolo funzionario decisivo. La corruzione diventa così una tecnologia del potere: permette di acquistare non soltanto protezione, ma accesso a una decisione specifica nel momento in cui quella decisione serve.

Nei territori più fragili questa relazione può trasformarsi in vera governance criminale. Gruppi armati e cartelli possono imporre tributi, risolvere controversie, regolare mercati, garantire protezione e decidere quali attività economiche possano operare. In alcune aree dell’America Latina la differenza tra organizzazione criminale e potere territoriale informale è quindi più sottile di quanto suggeriscano le categorie giuridiche.

La geopolitica della droga e la battaglia delle narrazioni

Quando la criminalità organizzata entra nella geopolitica, anche i dati sul narcotraffico diventano armi narrative. Russia, Cina, Iran, Stati Uniti e paesi europei tendono inevitabilmente a sottolineare le responsabilità degli avversari e a presentare in termini molto differenti le proprie.

L’Afghanistan offre un esempio particolarmente istruttivo. Il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergej Šojgu ha sostenuto che il traffico di oppio esplose durante la presenza militare statunitense e alleata e che le autorità talebane sono invece riuscite a invertire drasticamente questa tendenza. TASS, riportando la posizione russa, sottolinea che nel 2023 l’area coltivata a papavero è diminuita del 95 per cento rispetto all’anno precedente. TASS — posizione russa sulla produzione afghana di oppio

La componente quantitativa di questa affermazione è sostanzialmente confermata dalle Nazioni Unite. UNODC stima che la coltivazione sia passata da circa 232-233 mila ettari nel 2022 a 10.800 nel 2023, rimanendo molto al di sotto dei livelli precedenti anche negli anni successivi. UNODC — Afghanistan Roadmap 2025-2027

Anche l’Iran ha per anni accusato l’Occidente di responsabilità profonde nell’espansione dell’economia afghana della droga. Esponenti iraniani hanno collegato l’aumento della produzione di narcotici alla presenza militare americana e NATO, mentre Teheran insiste contemporaneamente sui costi sostenuti per controllare una lunghissima frontiera attraversata dalle rotte dell’oppio afghano. Una fonte vicina allo Stato iraniano come Tasnim ha riportato sia queste accuse sia il punto di vista secondo cui l’Iran avrebbe sostenuto un costo umano ed economico particolarmente elevato nel contrasto ai traffici destinati anche ai mercati occidentali. Sono affermazioni che vanno attribuite chiaramente al governo iraniano e confrontate con dati indipendenti, ma ignorarle significherebbe raccontare la geopolitica della droga esclusivamente dal punto di vista occidentale. Tasnim — posizione iraniana su narcotraffico e Afghanistan

Fentanyl e accuse incrociate

Il caso del fentanyl mostra ancora meglio come narcotraffico e competizione geopolitica possano sovrapporsi. Secondo la DEA statunitense, i cartelli di Sinaloa e Jalisco Nueva Generación producono fentanyl nei laboratori clandestini messicani utilizzando precursori chimici e macchinari provenienti anche da società cinesi; il rapporto americano del 2025 descrive inoltre il ruolo di reti cinesi specializzate nel trasferimento e riciclaggio dei ricavi della droga. DEA — National Drug Threat Assessment 2025

Washington ha sanzionato negli anni diverse società e individui cinesi accusandoli di vendere precursori utilizzati dai narcotrafficanti messicani. Anche in questo caso, si tratta di accuse e provvedimenti delle autorità statunitensi, non di sentenze che autorizzino a identificare l’intera industria chimica cinese con il narcotraffico. Tesoro USA — sanzioni contro società cinesi legate a oppioidi sintetici

La versione di Pechino è profondamente diversa. Nel proprio Libro bianco del marzo 2025, il governo cinese sostiene di aver costruito un sistema particolarmente severo di controllo sul fentanyl e sui suoi precursori, di monitorarne produzione, commercializzazione ed esportazione e di avere cooperato anche con gli Stati Uniti. Pechino accusa inoltre Washington di utilizzare il fentanyl come pretesto per misure commerciali contro la Cina, sostenendo che la crisi americana sia innanzitutto un problema interno di domanda e abuso di oppioidi. Xinhua — Libro bianco cinese sul fentanyl

La realtà può comprendere contemporaneamente elementi presenti in entrambe le narrazioni: singole aziende o reti cinesi possono fornire intenzionalmente precursori ai cartelli; lo Stato cinese può al tempo stesso imporre regolamentazioni e operazioni repressive; i cartelli messicani dispongono di una propria autonomia industriale; e la gigantesca domanda statunitense rimane una componente essenziale dell’economia del fentanyl. La geopolitica tende a trasformare queste complessità in formule molto più semplici perché attribuire la colpa all’avversario produce vantaggi politici.

Guerre, sanzioni e mercati clandestini

Le guerre e le sanzioni rappresentano un altro punto di contatto tra criminalità e geopolitica. Ogni volta che un bene diventa raro o proibito, il suo prezzo clandestino aumenta. Armi, combustibili, microchip, componenti industriali, valuta, farmaci e documenti possono diventare improvvisamente merci di enorme valore.

Le organizzazioni criminali dispongono già delle infrastrutture necessarie per occupare questi mercati. Una rete abituata a trasportare cocaina attraverso diversi paesi conosce intermediari, compagnie di spedizione, società di copertura e metodi per falsificare la documentazione. Le stesse competenze possono essere adattate al trasferimento di prodotti soggetti a embargo o di tecnologie sottoposte a restrizioni.

Qui compare una delle zone più difficili da investigare. Il contrabbandiere può lavorare esclusivamente per il profitto, può essere tollerato da un governo perché svolge un’attività utile oppure, in circostanze diverse, può entrare in rapporto con apparati statali. Le tre situazioni non devono essere confuse. Ma la storia delle sanzioni internazionali mostra che reti commerciali clandestine e società di comodo diventano inevitabilmente più preziose quando la politica cerca di interrompere i normali canali economici.

Cybercrime e rapporti con gli Stati

La criminalità informatica ha spostato questa logica in uno spazio nel quale i confini sono ancora meno visibili. Ransomware, furti digitali, piattaforme di riciclaggio in criptovalute e servizi di hosting resistenti all’intervento delle autorità permettono a gruppi relativamente piccoli di colpire contemporaneamente vittime localizzate in decine di paesi.

Le potenze occidentali accusano da anni reti russofone di beneficiare di un ambiente relativamente permissivo quando non colpiscono obiettivi russi. Mosca respinge molte di queste accuse e sostiene a sua volta che Washington e i suoi alleati utilizzino la criminalità informatica come elemento della propria guerra politica contro la Russia. La difficoltà investigativa consiste nel distinguere un gruppo criminale semplicemente localizzato in Russia da un gruppo tollerato dalle autorità e da un soggetto che agisce effettivamente per conto di un apparato statale. La nazionalità degli hacker da sola non dimostra l’ultima ipotesi.

Questa distinzione è importante anche quando le accuse procedono nella direzione opposta. Nel 2024 il direttore dell’FSB Aleksandr Bortnikov sostenne che servizi occidentali e organizzazioni terroristiche utilizzassero reti transnazionali del narcotraffico contro i paesi della CSI e accusò in particolare reti ucraine di avere un ruolo nella produzione di droga diretta contro la Russia. Si tratta di accuse formulate dal vertice dei servizi russi e riportate da TASS, non di conclusioni indipendentemente provate: ma proprio per questo sono utili per capire come la criminalità sia entrata nel linguaggio della guerra ibrida. TASS — dichiarazioni di Bortnikov

Il capitale criminale come investimento

Una delle trasformazioni più importanti avviene quando il denaro criminale non viene più semplicemente nascosto, ma reinvestito in attività produttive. Nel Sud-est asiatico interi complessi immobiliari, casinò e zone economiche speciali sono stati collegati all’espansione delle cosiddette scam factories, centri nei quali migliaia di persone possono essere costrette attraverso la tratta a realizzare frodi digitali ai danni di vittime distribuite nel mondo. In questi casi il capitale criminale non viene riciclato dopo la commissione del reato: finanzia direttamente l’infrastruttura attraverso cui nuovi reati verranno prodotti.

Lo stesso principio si applica alle miniere illegali d’oro, al traffico di legname, alla pesca illegale e ad altre economie ambientali. L’oro è particolarmente interessante perché concentra un valore enorme in poco spazio, può essere rifuso e mescolato con metallo proveniente da fonti legittime, rendendo più complesso identificarne l’origine. Una miniera clandestina localizzata in una foresta latinoamericana può così diventare il primo anello di una catena che termina in un mercato internazionale apparentemente legale. L’obiettivo finale della criminalità economica è sempre simile: trasformare qualcosa di identificabile come illecito in qualcosa che non porti più i segni della propria origine.

Il vero potere criminale è quello che riesce a cambiare volto

Per questo l’azione internazionale si sta spostando sempre più dal semplice arresto degli individui alla ricerca dei patrimoni. Nel gennaio 2025 INTERPOL pubblicò la prima Silver Notice, richiesta proprio dall’Italia e destinata a rintracciare gli asset di un importante esponente mafioso. Secondo INTERPOL, una quota enorme dei patrimoni criminali mondiali continua a sfuggire alle procedure di recupero; il nuovo strumento nasce precisamente per individuare proprietà, veicoli, conti, aziende e altri beni collegati alle attività illecite attraverso più giurisdizioni. INTERPOL — prima Silver Notice

È probabilmente questo il vero centro della geopolitica della criminalità organizzata. Il potere mafioso non consiste soltanto nella capacità di commettere un omicidio o trasportare una tonnellata di cocaina. Consiste nella possibilità di trasformare il profitto ottenuto da quell’attività in un’azienda, un palazzo, un terreno, una società di logistica o un investimento finanziario che potrà continuare a produrre ricchezza per decenni. Quando quel processo riesce, la distinzione tra criminalità ed economia diventa molto meno visibile. Il figlio di un trafficante può ereditare un’impresa formalmente pulita. Un patrimonio offshore può attraversare più giurisdizioni finché nessuno riesce più a ricostruirne facilmente l’origine. Una società costruita con denaro illecito può iniziare a competere con imprenditori legittimi, finanziare altre attività, acquistare immobili e stabilire relazioni con politica e amministrazioni. Il denaro sporco non viene semplicemente lavato: può trasformarsi in potere sociale.

Questo spiega anche perché concentrare l’attenzione soltanto sui cosiddetti “Stati criminali” o sui paesi considerati nemici o competitori dell’Occidente produca una lettura incompleta. Le reti russe, cinesi, iraniane, latinoamericane e asiatiche sono elementi fondamentali del fenomeno, ma hanno bisogno di mercati di sbocco, sistemi finanziari, società e clienti distribuiti in tutto il mondo. Gli scandali HSBC e Danske mostrano che anche infrastrutture finanziarie occidentali possono diventare punti di passaggio di capitali illeciti. Esistono mercati che mettono in relazione soggetti differenti, interessi temporaneamente convergenti, professionisti disposti a vendere servizi e Stati che possono reprimere un circuito criminale mentre ne tollerano altri considerati meno pericolosi per i propri interessi.

È qui che la criminalità diventa realmente geopolitica. Non quando una mafia conquista formalmente uno Stato, ma quando riesce a utilizzare le differenze tra gli Stati, le rivalità internazionali, i sistemi offshore, le guerre e la globalizzazione come altrettante risorse economiche. Gli Stati possiedono frontiere, ordinamenti e competenze territoriali; il capitale, criminale o legale, cerca invece continuamente il percorso che incontra meno ostacoli alla sua diffusione.

La mafia del XXI secolo può quindi essere molto diversa da quella che l’immaginario collettivo continua a cercare. Accanto al killer, al trafficante e al boss esistono broker, informatici, fiduciari, intermediari commerciali, imprenditori e specialisti del riciclaggio. La violenza rimane uno strumento, ma il successo definitivo arriva quando non è più necessario utilizzarla apertamente.

Perché il livello più alto del potere criminale non è quello nel quale tutti sanno che sei mafioso. È quello nel quale il denaro proveniente dal crimine ha attraversato abbastanza società, confini e trasformazioni da non sembrare più criminale affatto.

Giovanni Balducci

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